Qualche anno fa conobbi di persona Walter Bonatti e nel tempo ci sentimmo telefonicamente qualche volta, parlammo a lungo della montagna, della fotografia ed anche del più e del meno. Una persona meravigliosa che spesso mi rimproverava quando ero un po’ abbattuto, o sconsolato, ma con il suo modo di fare mi rendeva sempre felice. Per me Walter era ed è un MITO. Purtroppo il 14 settembre dello scorso anno ci ha lasciato ma quello che ha fatto nella sua vita rimarrà nella storia.

Di recente ho comprato il libro a cura di sua moglie, Rossana Podestà, “Walter Bonatti Una Vita Libera” e grazie anche a Michele Serra viene raccontato un uomo libero, oltre l’alpinista, l’esploratore, il reporter, il fotografo e lo scrittore che era.

Numerosi sono stati i consigli che mi ha dato Walter a riguardo della fotografia o del reportage, e nel “suo” ultimo libro c’è una sezione dedicata alla fotografia, ai Suoi MERAVIGLIOSI SCATTI.

Per quanto riguarda il mondo della fotografia Walter afferma: “Le prime fotografie le ho fatte con apparecchi con prestazioni limitatissime. Ma l’importante, per me, fin dall’inizio, era fermare l’attimo magico ed emozionante. Tutto il resto l’ho sempre considerato sterile, virtuosistico. E il virtuosismo non solo non mi interessa, ma proprio non lo capisco. Secondo me giova solo a riempire vuoti spirituali in chi non saprebbe colmarli altrimenti. Chi guarda le mie fotografie deve sentire che dietro c’è una viva impressione, c’è un piccolo uomo che in quel momento sta provando qualcosa, e che quest’uomo è in stato di emozione forte. Per questo non importa se tecnicamente possono avere dei difetti. Per me la macchina fotografica è come un taccuino d’appunti. Io vivo, provo emozioni, le fermo visivamente con l’apparecchio fotografico, e con la penna segno sul mio diario alcune note che poi svilupperò. Ma l’importante è conservare la freschezza, l’emozione, la sensazione che quel momento mi regala. E’ questo che chiedo alle mie fotografie.”

Devo dire che la penso esattamente come lui sotto ogni aspetto e un po’ dispiace che il mercato odierno renda quasi impossibile questo tipo di concezione fotografica.

Volevo quest’oggi rendergli omaggio con alcuni miei vecchi scatti del Monte Bianco che lui stesso ha descritto così: “Il massiccio del Monte Bianco è la montagna per eccellenza. […] è stato per me un padre che nella mia giovinezza mi ha dato preziose lezioni e mi ha anche castigato qualche volta, quando non ho fatto le cose alla perfezione.”

Ciao Walter.